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I videogiochi e il disegno di legge killer

Posted on: gennaio 23, 2008

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Roma – Aumenta di giorno in giorno la popolarità di una petizione web scagliata da Multiplayer.it contro l’ennesimo provvedimento legislativo dedicato alla Società dell’Informazione, questa volta legato ai videogiochi e all’annosa questione della classificazione dei titoli. Un disegno di legge, infatti, potrebbe dar vita ad un Comitato italiano che valuti videogiochi già esaminati in ambito europeo con il notissimo sistema PEGI (Pan European Game Information).

Come scrive Multiplayer.it nella petizione, si tratta dunque della costituzione dell’ennesimo organismo che non solo si troverebbe ad esaminare un titolo già classificato ma potrebbe anche creare dei conflitti con il PEGI, e una riduzione delle libertà degli utenti italiani, nonché finire per pesare sulle tasche dei contribuenti.

Vi sarebbe, dicono i firmatari, da un lato una discriminazione dei videogiocatori italiani da quelli europei, in quanto i tempi di immissione sul mercato nostrano di certi titoli potrebbero subire un inedito scivolamento, dall’altro si potrebbe mettere a repentaglio la sbandieratissima tutela dei minori e questo “perché la procedura alimenterebbe la pirateria, specie su Internet, e spingerebbe lo sviluppo delle importazione parallele – perfettamente legali – da altri paesi europei dove non vige il sistema del doppio controllo”.

Le firme, che mentre scriviamo sfiorano ormai quota 22mila, servono dunque a scoraggiare il Legislatore dal mandare in porto il Disegno di Legge n. 3014 presentato lo scorso agosto dal ministro per i Beni e le Attività culturali Francesco Rutelli di concerto con sette altri ministri.

Si tratta di un provvedimento pensato per rivedere i sistemi di valutazione in campo cinematografico e che finisce però per toccare anche l’ambito videoludico e Internet. Nella presentazione si legge infatti che “il capo II del presente disegno di legge è volto a garantire la tutela dei minori nell’utilizzazione dei videogiochi e ad istituire una Commissione interministeriale per la tutela dei minori sulla rete internet”.

Il disegno di legge prende atto dell’esistenza del PEGI ma obbliga editori e distributori a “depositare entro i trenta giorni antecedenti la diffusione una copia del videogioco al Comitato di applicazione del Codice di autoregolamentazione media e minori, presso il ministero delle Comunicazioni, comunicandone anche la classificazione attribuita” dal PEGI. A quel punto il Comitato procede “entro dieci giorni dal deposito a effettuare accertamenti sulla corrispondenza della classificazione” e, se del caso, propone all’Autorità TLC di “richiedere all’organismo europeo a ciò preposto (PCB), la riclassificazione del prodotto, nell’interesse superiore del minore, secondo le categorie già previste dal sistema di autoregolamentazione europeo (..) Nelle more di tale procedimento, non è consentita la diffusione pubblica, la distribuzione o la pubblicizzazione dei videogiochi”.

Si tratta, in altre parole, di un tappo legislativo che consente al Governo di avere accesso ad uno strumento di inibizione che era stato invocato nei mesi scorsi, nell’occasione della diffusione di informazioni fasulle su un videogioco (Rule of Rose) e delle polemiche italiote su Manhunt 2. In entrambi i casi esponenti dell’Esecutivo avevano chiesto nuove norme che consentissero azioni più incisive. Da qui al disegno di legge da loro stessi controfirmato, evidentemente, il passo è stato breve.

Scrive Multiplayer.it: “La tutela dei minori è un diritto fondamentale che nessuno mette in discussione. Si discutono solo i modi in cui si intende tutelare questo diritto. È bene notare che i minori, oramai, rappresentano soltanto uno dei pubblici di riferimento dei videogiochi, in quanto è oramai realtà che il videogiocatore italiano sia un consumatore di età giovane adulta, con un’età media dai 25 ai 30 anni”.

Di interesse segnalare, inoltre, come nella presentazione del disegno di legge si spieghi che la Commissione interministeriale per la tutela dei minori sulla rete internet debba essere costituita “senza oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato” e che i suoi scopi comprendono “prevedere incentivi economici (…) a favore delle scuole e delle famiglie per dotare le postazioni informatiche di parental control; promuovere ed elaborare interventi normativi e amministrativi per l’individuazione di misure idonee a tutela dei minori fruitori della rete, nonché protocolli di intesa con i principali content provider e hosting provider e con i titolari dei principali motori di ricerca e portali internet e a realizzare, con il coinvolgimento degli stessi, campagne di comunicazione“.

Ad ogni modo c’è chi in queste ore ritiene che la mobilitazione porterà i suoi frutti, sebbene in un modo inaspettato. In molti ritengono infatti che la crisi di governo sia imminente e che sia inevitabile dunque la conclusione anticipata della legislatura, il che porterebbe all’affossamento di numerosi procedimenti in via di approvazione tra i quali, evidentemente, anche il Disegno di legge 3014.

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