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HTML 5, il nuovo pilastro del Web 2.0

Posted on: gennaio 24, 2008

Cambridge (USA) – A oltre dieci anni di distanza dalla pubblicazione dell’ultima specifica HTML, la 4.01, per il celebre Hyper Text Mark-Up Language è arrivato il momento di rimettersi in pari con l’evoluzione del Web. La nuova versione 5, di cui il World Wide Web Consortium (W3C) ha appena rilasciato una bozza, ha il compito di assimilare le nuove tendenze del Web, accogliendo i numerosi e importanti cambiamenti che nell’ultimo decennio hanno portato alla nascita del cosiddetto Web 2.0.

Sebbene HTML 5 sia un progetto in divenire, e molte cose debbano ancora essere discusse e definite, gli intenti del W3C sono già ben chiari: incorporare nello standard concetti e funzionalità che rispecchino quanto più possibile le modalità di utilizzo reali del linguaggio, e aggiungere ad HTML tutta una nuova serie di funzionalità dedicate alla creazione delle web application.

Tra le novità più rilevanti di HTML 5 c’è l’introduzione di un nuovo insieme di interfacce di programmazione (API) che, estendendo le preesistenti interfacce DOM (Document Object Model), forniscono funzionalità dedicate alla grafica 2D, all’integrazione e al controllo di contenuti audio e video, all’archiviazione persistente dei dati sul client, all’esecuzione di web application in modalità offline, e alla modifica interattiva dei documenti da parte degli utenti. Queste API, a cui si aggiungono quelle per la messaggistica, il networking, il drag and drop e la gestione della cache, sono state pensate per aiutare gli sviluppatori ad assottigliare ancor di più il confine tra applicazioni web e desktop. Da questo punto di vista HTML 5 rappresenta un potente alleato del modello di sviluppo AJAX, con il quale si integra in pieno.

Le nuove estensioni “multimediali” di HTML 5 colmano lacune a cui negli scorsi anni ha posto rimedio la tecnologia Flash di Adobe e, più di recente, quella Silverlight di Microsoft. Ovviamente un linguaggio di mark-up, seppure condito da un congruo numero di API, non può sostituirsi ad un’intera e complessa piattaforma come Flash: nei compiti più semplici, come il rendering di un’immagine dinamica o la gestione di un video embedded, il nuovo HTML saprà tuttavia cavarsela anche da solo: il vantaggio, in questi casi, è che lo standard di W3C è supportato nativamente da tutti i browser web, e non richiede alcun add-on proprietario.

HTML 5 promette, peraltro, di semplificare significativamente la creazione di siti web capaci di supportare anche i dispositivi mobili, ormai divenuti una porta di accesso al Web di cruciale importanza.

Il nuovo standard accoglie anche funzionalità pensate per semplificare la rappresentazione degli elementi di pagina più comuni, come sezioni, articoli, piè di pagina, elementi di navigazione, didascalie e persino conversazioni in stile chat. L’elenco delle altre novità è riportato in questo documento.

Gli autori di HTML 5 stanno anche tentando di fare pulizia, ed eliminare le cose vecchie ed ormai superate: la più importante è il supporto ai frame, considerati dannosi per l’usabilità e l’accessibilità e ormai rimpiazzati quasi ovunque dai fogli di stile (CSS). In ogni caso, gli elementi e gli attributi non più inclusi in HTML 5, elencati qui, continueranno ad essere supportati ancora per diverso tempo dai browser web: ciò consentirà di adeguare i siti web al nuovo standard in modo graduale.

L’HTML Working Group del W3C prevede di completare la definizione di HTML 5 non prima del 2010. Considerando anche il lavoro svolto dal Web Hypertext Application Technology Working Group (WHATWG), la gestazione di HTML 5 potrebbe così durare più di 6 anni: se questo appare un tempo molto lungo, altrettanto lungo è l’elenco delle organizzazioni (oltre 500) che partecipano allo sviluppo della specifica, e che devono riuscire nel non facile compito di far convergere e armonizzare idee, interessi ed obiettivi.

“Sono compiaciuto di constatare che gli sviluppatori, tra cui quelli di browser, stanno unendo i loro sforzi per migliorare il più possibile il Web”, ha dichiarato Tim Berners-Lee, direttore del W3C e creatore della prima versione di HTML, in questo comunicato. “Integrare il contributo di così tante persone è un lavoro molto difficile poiché occorre trovare il corretto equilibrio tra stabilità e innovazione, pragmatismo e idealismo”.

Se il nuovo standard è ancora una sagoma all’orizzonte, alcune delle sue funzionalità chiave si trovano già implementate nei più diffusi browser sulla piazza: Opera, ad esempio, include già tutti gli attributi di HTML 5, mentre l’imminente Firefox 3 introdurrà, grazie al nuovo motore di rendering Gecko 1.9, il supporto allo storage locale, alle applicazioni offline, ai canvas HTML e ad altre funzionalità minori, alcune delle quali implementate solo in modo parziale. Su Wikipedia si trova una tabella che mostra quali parti di HTML 5 sono supportate dai quattro più diffusi motori di rendering: Trident di Internet Explorer, Gecko di Firefox, WebKit di Safari e Presto di Opera.

Mentre fervono i lavori su HTML, Microsoft è impegnata nello sviluppo della futura versione di IE, un browser spesso tacciato di non rispettare gli standard o di interpretarli a proprio arbitrio. Polemiche riaccese ieri da un post di Chris Wilson, IE platform architect, che ha spiegato come il futuro IE supporterà tre diverse modalità di rendering: quirks, che assicurerà la retrocompatibilità con le pagine e le applicazioni sviluppate per le versioni di IE meno recenti; standard, che fornisce lo stesso livello di compatibilità di IE7; e il nuovo super standard, che permetterà agli sviluppatori di sfruttare la più elevata conformità agli standard di IE8. Per attivare quest’ultima modalità gli sviluppatori dovranno inserire uno speciale meta tag. La modalità super standard è la stessa che di recente ha permesso a IE8 di superare il noto test di conformità agli standard Acid2.

Molti sviluppatori sostengono che la modalità super standard dovrebbe essere quella predefinita di IE8, e che quella quirks andrebbe definitivamente eliminata. BigM sottolinea invece l’importanza di mantenere la compatibilità con il passato, questo anche a costo di violare gli standard.

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