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Banda larga italiana, un sogno perduto?

Posted on: febbraio 5, 2008

Roma – Scenari foschi quelli dipinti in queste ore dagli utenti. “Ed ora che il Governo è caduto che fine fanno le loro promesse?” chiede a Punto Informatico Valentino G. di Termoli. Una domanda giunta da più parti e ripresa in una nota di ieri anche dall’associazione Anti Digital Divide – ADD. Ciò che appare chiaro più o meno a tutti è che la copertura della penisola in banda larga, che secondo il fu Governo si sarebbe verificata entro la fine della legislatura, rimane per ora una chimera.

Quell’obiettivo di legislatura, come lo aveva definito il ministro alle Comunicazioni Paolo Gentiloni, era basato su alcune portanti: impulso alla connettività wireless, modifica della legge Gasparri, reti di nuova generazione e intervento diretto dello Stato nelle aree digital divise, per sostenere così gli sforzi economici degli operatori nelle zone a bassa redditività. Ma ora il DDL Gentiloni, quello che avrebbe dovuto riformare il sistema delle TLC italiano, naufraga nel nulla dopo lunghissimi e persino estenuanti mesi di dibattiti, polemiche, convegni, promesse e analisi parlamentari ed extraparlamentari.

A mantenere aperte le speranze è naturalmente il WiMax: come si può leggere sull’edizione odierna di Punto Informatico le buste con le offerte degli operatori per l’acquisizione delle licenze sono state aperte e si può ben sperare che l’assegnazione delle frequenze e l’attivazione dei primi servizi non siano distanti ancora troppi mesi. Il problema del WiMax all’italiana, come ben noto ai lettori di PI, è la sostanziale blindatura con cui si è deciso di procedere e che rischia di determinare un mercato bloccato. Se è dunque lecito sperare che la diffusione del WiMax contribuisca a ridurre rapidamente il terzomondo digitale in cui sono costretti i molti utenti privi di connettività a banda larga, non si può certo dar contro per partito preso alle cassandre che preconizzano tempi lunghi.

Dunque per spingere tutta l’Italia e le sue imprese nell’era digitale, di quegli elementi propulsivi non rimane che poca cosa: con la caduta del Governo gli sforzi fatti fin qui si vaporizzano e c’è solo da sperare che la questione banda larga possa entrare nell’agenda politica in campagna elettorale. Ma di certo gli utenti hanno molto da dire e da rimproverare all’esecutivo che se ne va. Lo fa sapere proprio ADD che al di là di ogni altra considerazione lamenta come “noi, dal canto nostro, non possiamo che essere delusi da un sistema che sposta in là le risposte ai problemi della gente”.

Si è parlato di banda larga come servizio universale, si è dibattuto allo sfinimento sullo scorporo della rete infrastrutturale di Telecom Italia, si era accennato di fornire nuovi e più ampi poteri all’Autorità TLC ma “purtroppo – scrive ADD – ci guardiamo indietro e vediamo che dal 2000 ad oggi, 2008, di passi avanti se ne sono fatti veramente pochi”.

Non cerca colpevoli, ADD, ma si appella all'(ex) ministro Gentiloni affinché almeno fornisca una risposta esaustiva “in particolare sul mancato aggiornamento del Servizio Universale, aggiornamento che, attraverso aumenti progressivi della banda minima che gli operatori devono garantire agli utenti, avrebbe permesso un accesso veloce a tutti gli italiani”.

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